Discussione:
consiglio su integrale concerti di mozart
(troppo vecchio per rispondere)
Lop
2005-07-26 00:04:55 UTC
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devo scegliere fra l'integrale di Brendel e quello di
Baremboim.
Quale mi consigliate fra i due?
thanks
ribes
2005-07-26 00:30:27 UTC
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Brendel!!!!!!
Post by Lop
devo scegliere fra l'integrale di Brendel e quello di
Baremboim.
Quale mi consigliate fra i due?
thanks
Nino Dinolfo
2005-07-26 10:36:06 UTC
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Se è l'integrale con Baremboim che suona e dirige la English Chamber
Orchestra, prenderei sicuramente quella. E' ad esempio, l'integrale
preferita da Paolo Terni, musicologo e conduttore di programmi radiofonici
per Radiotre. Fa sempre ascoltare estratti da questa integrale ed ho avuto
modo di apprezzare veramente Baremboim che come mozartiano sottovalutavo.
L'ultima con i Berliner anche se altrettanto bella non possiede le
raffinatezze, le delicatezze della prima. Poi come volume sonoro, come
spessore timbrico, l'avverto troppo pesante.
Conosco invece il Brendel nelle registrazioni dei concerti di Mozart usciti
per la serie duo Philips, due cofanetti da due cd con i concerti più famosi,
nulla da obiettare ma li trovo velati da una certa superficialità.
Un caro saluto e buoni ascolti.
*Nino*
Lop
2005-07-26 11:31:08 UTC
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Post by Nino Dinolfo
Se è l'integrale con Baremboim che suona e dirige la English Chamber
Orchestra, prenderei sicuramente quella.
sì, è quella
Zazie-la-peste
2005-07-26 14:18:08 UTC
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Post by Nino Dinolfo
Se è l'integrale con Baremboim che suona e dirige la English Chamber
Orchestra, prenderei sicuramente quella. E' ad esempio, l'integrale
preferita da Paolo Terni, musicologo e conduttore di programmi radiofonici
per Radiotre. Fa sempre ascoltare estratti da questa integrale ed ho avuto
modo di apprezzare veramente Baremboim che come mozartiano sottovalutavo.
L'ultima con i Berliner anche se altrettanto bella non possiede le
raffinatezze, le delicatezze della prima. Poi come volume sonoro, come
spessore timbrico, l'avverto troppo pesante.
Conosco invece il Brendel nelle registrazioni dei concerti di Mozart usciti
per la serie duo Philips, due cofanetti da due cd con i concerti più famosi,
nulla da obiettare ma li trovo velati da una certa superficialità.
Un caro saluto e buoni ascolti.
molto meglio quella di Perahia, allora
Z
Edward Elric
2005-07-26 15:47:44 UTC
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Post by Zazie-la-peste
molto meglio quella di Perahia, allora
D'accordissimo... non ho niente contro Barenboim (tranne quando dirige o
suona il pianoforte ovviamente), ma i suoi concerti di Mozart IMVHO sono
di una rozzezza incredibile. Le vecchie incisioni di Brendel e Anda mi
sembrano ancora oggi le migliori, e quella di Perahia un buon
compromesso fra qualità di registrazione e livello interpretativo.

(nota a margine... tanti anni fa uscì una edizione della Telarc con John
O'Connor al pianoforte... mai sentito nulla di qualitativamente
superiore - dal punto di vista audiofilo - ed allo stesso tempo piatto
interpretativamente. Veramente un unicum! ^___^)

saluti,
Edward Elric
ribes
2005-07-26 16:07:17 UTC
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Post by Edward Elric
D'accordissimo... non ho niente contro Barenboim (tranne quando dirige
non è vero Wagner lo dirige benissimo!
Danny Rose
2005-07-26 16:41:22 UTC
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Post by Edward Elric
Le vecchie incisioni di Brendel e Anda mi
sembrano ancora oggi le migliori, e quella di Perahia un buon
compromesso fra qualità di registrazione e livello interpretativo.
Queste tre sono indubbiamente buone integrali; di mio aggiungerei una lieve
preferenza per Brendel proprio per l'ironia e il senso della comicità. Io
resto però dell'idea che sia il caso di ascoltare differenti versioni:
alcuni fra i migliori interpreti mozartiani (senza togliere nulla a questi
tre) non si sono cimentati nell'integrale. Penso ovviamente a Serkin, a
Schnabel, a Rubinstein ma anche a Michelangeli, a Maria Tipo, a Gulda.
Infine anche Ashkenazy mi pare riesca bene, almeno in alcuni concerti.

dR
Edward Elric
2005-07-26 21:49:54 UTC
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Post by Danny Rose
Queste tre sono indubbiamente buone integrali; di mio aggiungerei una lieve
preferenza per Brendel proprio per l'ironia e il senso della comicità. Io
alcuni fra i migliori interpreti mozartiani (senza togliere nulla a questi
tre) non si sono cimentati nell'integrale. Penso ovviamente a Serkin, a
Schnabel, a Rubinstein ma anche a Michelangeli, a Maria Tipo, a Gulda.
Ovviamente io mi riferivo ad una edizione integrale. A Brendel, per
esempio, il Kv. 466 viene malissimo... (dato che non sono più un critico
non ho più l'obbligo di essere politically correct! ^__^).

Come singoli concerti, oltre ai pianisti da te citati, direi Chick Corea
nel Kv. 488 (le cadenze sono eccezionali!), la dolcissima Clara Haskil
nel Kv. 491 - una delle esecuzioni mozartiane IMHO più belle che
esistano - il Pollini del Kv. 459, e ovviamente il video (perché così è
più bello) di Horowitz, sempre nel Kv. 488.
Post by Danny Rose
Infine anche Ashkenazy mi pare riesca bene, almeno in alcuni concerti.
Altroché... solo le cadenze sono orribili, ma non poteva farsele
scrivere oppure sceglierne qualcuna delle tante già esistenti?

Saluti,
Edward Elric
Marco Marcelli
2005-07-27 06:13:29 UTC
Permalink
Post by Edward Elric
Pollini del Kv. 459, e ovviamente il video (perché così è
più bello) di Horowitz, sempre nel Kv. 488.
Pollini nel 488, POLLINI !! :-)
--
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Marco Marcelli - Genova
=========================================
"Ci sono solo due cose infinite: l'Universo
e la stupidita' umana. Ma sul primo non
sono completamente sicuro" (A.Einstein)
Danny Rose
2005-07-27 11:59:29 UTC
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Post by Edward Elric
la dolcissima Clara Haskil
nel Kv. 491 - una delle esecuzioni mozartiane IMHO più belle che
esistano -
Sottoscrivo in pieno. Come ho fatto a tralasciarla? :-)
Post by Edward Elric
Altroché... solo le cadenze sono orribili, ma non poteva farsele
scrivere oppure sceglierne qualcuna delle tante già esistenti?
Già, non sono granché. Beh, ad esempio a lui il Concerto in re minore viene
piuttosto bene...

dR :-)
Edward Elric
2005-07-27 14:16:00 UTC
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Post by Danny Rose
Già, non sono granché. Beh, ad esempio a lui il Concerto in re minore viene
piuttosto bene...
Benissimo davvero, anzi molto simile - come timbro - all'esecuzione di
Clara. BTW, hai citato Schnabel, che adoro, ma che mi dici della sua
Cadenza del re minore? Io la trovo terribile! :-)

saluti,
Edward Elric
Danny Rose
2005-07-27 19:00:15 UTC
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Post by Edward Elric
Benissimo davvero, anzi molto simile - come timbro - all'esecuzione di
Clara. BTW, hai citato Schnabel, che adoro, ma che mi dici della sua
Cadenza del re minore? Io la trovo terribile! :-)
Non la ricordo granché, non possiedo il disco e l'ho sentito tempo fa. E' il
solito problema dei Concerti di Mozart...che risulta più grave quanto meno
l'esecuzione è recente, direi.
Anche l'integrale di Anda complessivamente mi piace, sono le cadenze a
lasciarmi tiepido; mi sembra che denuncino in pieno l'epoca della
registrazione.
Ma Corea esiste anche in disco o ti riferisci a qualche Dvd, o alla
trasmissione di qualche anno fa (che vidi anch'io)?

dR :-)
Nino Dinolfo
2005-07-26 16:52:36 UTC
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Post by Edward Elric
D'accordissimo... non ho niente contro Barenboim (tranne quando dirige o
suona il pianoforte ovviamente), ma i suoi concerti di Mozart IMVHO sono
di una rozzezza incredibile.
Non riesco a spiegarmi come mai mezzo NG faccia simili affermazioni. Il caro
amico Lop chiedeva il parere tra 2 integrali che forse saranno disponibili
in un negozio e ne vorrà acquistare una.
Baremboim viene criticato negativamente se dirige Bruckner, Beethoven,
Wagner, o suona al pianoforte, ma stiamo scherzando! E' un grande artista
dirige le più grandi compagini orchestrali, si esibisce come solista al
piano in tutto il mondo, le case discografiche lo hanno sempre tenuto in
considerazione per i loro progetti e noi ne veniamo fuori in questo modo.
Assurdo!!!
Sto ascoltando il suo Bruckner con i Berliner registrato negli anni '90
uscito l'anno scorso per la Warner dal vivo, tranne per la quarta sinfonia
che è in studio, ed è sorprendente! Il suono un po' più alleggerito rispetto
alle edizioni di Jochum o di altri direttori di formazione prettamente
tedesca ma allo stesso tempo risente molto delle frequentazioni Wagneriane,
repertorio in cui oggi Baremboim ECCELLE. Lo trovo un direttore molto
preparato con un gesto molto preciso, chiaro, ho visto anche come prova e
come lavora con le orchestre. Possiamo si avere predilezioni personali,
possiamo farci influenzare dagli imprinting che ci portano ad apprezzare le
incisioni che abbiamo conosciuto per prima, ma sconsiglio tutti di essere
così marcatamente impulsivi nell'esprimere un giudizio così pesante. Se è un
discorso di antipatia allora è meglio dire "non mi è simpatico prendi
Brendel". Poi, scusami, O'Connor proprio in Mozart è meglio non nominarlo,
molte etichette incidono bene, la Telarc soprattutto, ma nessuno aveva
chiesto un parere prettamente audiofilo, si parlava di interpretazioni.
Un caro Saluto
*Nino*
ribes
2005-07-26 17:43:18 UTC
Permalink
Post by Nino Dinolfo
Baremboim viene criticato negativamente se dirige Bruckner, Beethoven,
Wagner, o suona al pianoforte, ma stiamo scherzando! E' un grande artista
dirige le più grandi compagini orchestrali, si esibisce come solista al
piano in tutto il mondo, le case discografiche lo hanno sempre tenuto in
considerazione per i loro progetti e noi ne veniamo fuori in questo modo.
Assurdo!!!
Sto ascoltando il suo Bruckner con i Berliner registrato negli anni '90
uscito l'anno scorso per la Warner dal vivo, tranne per la quarta sinfonia
che è in studio, ed è sorprendente! Il suono un po' più alleggerito rispetto
alle edizioni di Jochum o di altri direttori di formazione prettamente
tedesca ma allo stesso tempo risente molto delle frequentazioni Wagneriane,
repertorio in cui oggi Baremboim ECCELLE. Lo trovo un direttore molto
preparato con un gesto molto preciso, chiaro, ho visto anche come prova e
come lavora con le orchestre.
Sottoscrivo... ero partito anch'io, devo ammetterlo, con una certa
diffidenza nei suoi confronti, ma ho sentito cose talmente egregie (Wagner,
Schubert, Bruckener, ecc.), che mi hanno assolutamente convinto che tutta
questa fama non è un semplice artificio pubblicitario, ma da deriva da una
stoffa artistica effettivamente da fuoriclasse.
Danny Rose
2005-07-26 19:29:43 UTC
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Post by Nino Dinolfo
Non riesco a spiegarmi come mai mezzo NG faccia simili affermazioni.
Lascio l'onore e l'onere della risposta ad Edward. Intervengo solo per
ricordarti che anche tu hai liquidato Brendel piuttosto sbrigativamente. Non
credo proprio che preferirlo a Barenboim sia questione di pura e semplice
simpatia. La sua visione della musica di Mozart può anche non piacere, non
essere condivisa ma non la definirei in ogni caso superficiale. Quanto
all'elemento comico, da un certo punto di vista può parere frivolo; c'è
ancora chi smania (non dico sia così per te) per l'immagine sublimata del
divino fanciullo che fa tanto assessorato al turismo salisburghese. Credo
che la musica di Mozart sopporti e anzi richieda interpretazioni molto
differenziate, e che la comicità e l'ironia (intesa anche come accostamento
di ciò che stilisticamente appartiene a piani differenti) le siano
connaturate. Forse anche l'uso calcolato della frivolezza ci può stare.

Quanto al fatto che Barenboim sia stato un grande pianista, con me sfondi
una porta aperta.
Per il momento non è stato l'interprete che poteva essere (mentre Brendel,
che quanto a mezzi tecnici non direi sopravanzi Barenboim, interprete lo è
sicuramente).
Barenboim aveva tutti i mezzi per entrare da protagonista nella storia
dell'interpretazione (uno che suonicchia la Hammerklavier a tredici
anni...), a alcune sue letture sono più che degne; su tutte, io citerei le
Romanze senza parole di Mendelssohn e anche la registrazione per la Emi
delle Sonate e Variazioni di Mozart non mi pare male; disgraziatamente non
la possiedo, ma l'ho ascoltata con attenzione non tanto tempo fa. Idem per
le cose realizzate con la Du Pré. Ora dimentico sicuramente altre
registrazioni degne di nota. Alcune altre, invece, sono deludenti: su tutte
le sue Sonate di Beethoven. Anche i Notturni di Chopin mi sembrano piuttosto
convenzionali, indegni di una personalità forte come la sua; se non si
affrontano questi pezzi basilari con un'idea portante e originale (pensa
solo il tipo di confronti che si devono reggere sui Notturni, da Rosenthal a
Francois). Insomma, forse ha voluto fare un po' troppe cose; pianista,
direttore d'orchestra, organizzatore culturale.... La stoffa c'era, peccato.
Imho, ovviamente. :-)

Quanto all'integrale: io trovo strana questa smania dell'integrale, e trovo
strano che nessuno dica niente...:-D...sarebbe forse meglio, imho
naturalmente, se il nostro amico si procurasse una decina di concerti in
varie interpretazioni. Se si deve ancora prendere confidenza con Mozart,
forse con la musica d'arte in generale, a che serve ascoltarsi K37? E non
avere termini di paragone per K488? Che so, Pollini, Ashkenazy, Brendel,
Serkin....Horowitz (uno dei più grandi mozartiani di tutti i tempi,
imho)....



dR
Marco Marcelli
2005-07-26 21:01:29 UTC
Permalink
Post by Danny Rose
Alcune altre, invece, sono deludenti: su tutte
le sue Sonate di Beethoven.
Direi che tutto il suo Beethoven e' da dimenticare.
Sara' poetica a lui non conforme, sara' una visione distorta
dell'universo beethoveniano, sembra addirittura (ma non puo'
certo esserlo) incapacita' tecnica, ma anche i Concerti sono da
dimenticare.

Evidentemente LvB non e' nelle sue corde.
Post by Danny Rose
Quanto all'integrale: io trovo strana questa smania dell'integrale, e trovo
strano che nessuno dica niente...:-D
A parer mio le integrali hanno un vantaggio incontestabile: il
fatto di NON perdere nemmeno una sonata o un concerto!
E quando le une o gli altri sono tanti, non e' troppo difficile
scoprire di non averne qualcuno/a.......... (a me e' capitato
proprio di recente coi concerti per pf. di Mozart........)
--
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Marco Marcelli - Genova
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"Ci sono solo due cose infinite: l'Universo
e la stupidita' umana. Ma sul primo non
sono completamente sicuro" (A.Einstein)
ribes
2005-07-26 21:16:40 UTC
Permalink
Post by Marco Marcelli
certo esserlo) incapacita' tecnica, ma anche i Concerti sono da
dimenticare.
Anche quelli con Klemperer, compresa la Fantasia Corale op. 80?
Marco Marcelli
2005-07-27 06:15:00 UTC
Permalink
Post by ribes
Anche quelli con Klemperer, compresa la Fantasia Corale op. 80?
Quelli, intendo.
--
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Marco Marcelli - Genova
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"Ci sono solo due cose infinite: l'Universo
e la stupidita' umana. Ma sul primo non
sono completamente sicuro" (A.Einstein)
Nino Dinolfo
2005-07-27 18:51:16 UTC
Permalink
Post by Danny Rose
Lascio l'onore e l'onere della risposta ad Edward. Intervengo solo per
ricordarti che anche tu hai liquidato Brendel piuttosto sbrigativamente. Non
credo proprio che preferirlo a Barenboim sia questione di pura e semplice
simpatia. La sua visione della musica di Mozart può anche non piacere, non
essere condivisa ma non la definirei in ogni caso superficiale.
In ogni caso nei concerti di Mozart eseguiti da Brendel non trovi quella
poesia, quell'introspezione che si avverte nel suo Schubert, un'altra cosa.
Tra l'altro avevo
scritto "li trovo velati da una certa superficialità" non che siano visioni
superficiali o semplici letture, me ne guarderei bene, spero non essere
stato da tutti frainteso, è un interprete che
ho sempre ascoltato con piacere, anche se in queste registrazioni tra
l'altro accompagnato divinamente da Neville Marriner con l'Academy of St
Martin in the Fields, non mi ha entusiasmato.
Post by Danny Rose
Quanto all'integrale: io trovo strana questa smania dell'integrale, e trovo
strano che nessuno dica niente...:-D...sarebbe forse meglio, imho
naturalmente, se il nostro amico si procurasse una decina di concerti in
varie interpretazioni. Se si deve ancora prendere confidenza con Mozart,
forse con la musica d'arte in generale, a che serve ascoltarsi K37? E non
avere termini di paragone per K488? Che so, Pollini, Ashkenazy, Brendel,
Serkin....Horowitz (uno dei più grandi mozartiani di tutti i tempi,
imho)....
Beh, è proprio come tu dici, sarebbe opportuno procurarsi diverse
interpretazioni e magari iniziare a fare alcuni confronti, personalmente
adoro Rudolf Serkin con Claudio Abbado, quel poco di Pollini che si trova in
giro, Benedetti Michelangeli, Clara Haskil, di questi artisti mi sarebbe
piaciuto averne qualche integrale.
Un caro saluto
*Nino*
Danny Rose
2005-07-29 19:35:28 UTC
Permalink
Post by Nino Dinolfo
In ogni caso nei concerti di Mozart eseguiti da Brendel non trovi quella
poesia, quell'introspezione che si avverte nel suo Schubert, un'altra cosa.
Evidentemente anche le Sonate di Schubert sono altra cosa rispetto ai
Concerti di Mozart. Sarei curioso di sapere meglio cosa intendi per
introspezione.
Post by Nino Dinolfo
Tra l'altro avevo
scritto "li trovo velati da una certa superficialità" non che siano visioni
superficiali o semplici letture, me ne guarderei bene, spero non essere
stato da tutti frainteso,
Vabbé, ti avrò frainteso e ti chiedo scusa. Ma come devo intendere quel
"velati da una certa superficialità"?
Post by Nino Dinolfo
Beh, è proprio come tu dici, sarebbe opportuno procurarsi diverse
interpretazioni e magari iniziare a fare alcuni confronti, personalmente
adoro Rudolf Serkin con Claudio Abbado, quel poco di Pollini che si trova in
giro, Benedetti Michelangeli, Clara Haskil, di questi artisti mi sarebbe
piaciuto averne qualche integrale.
Concordo pienamente.

dR
t***@despammed.com
2005-07-29 20:09:30 UTC
Permalink
Post by Nino Dinolfo
Post by Nino Dinolfo
Tra l'altro avevo
scritto "li trovo velati da una certa superficialità" non che siano
visioni
Post by Nino Dinolfo
superficiali o semplici letture, me ne guarderei bene, spero non essere
stato da tutti frainteso,
Vabbé, ti avrò frainteso e ti chiedo scusa. Ma come devo intendere quel
"velati da una certa superficialità"?
Come "velati da un certo ordine"... ;-)
Nino Dinolfo
2005-08-01 00:55:53 UTC
Permalink
Post by Danny Rose
Evidentemente anche le Sonate di Schubert sono altra cosa rispetto ai
Concerti di Mozart. Sarei curioso di sapere meglio cosa intendi per
introspezione.
Oggi a pranzo accompagnavamo la carne con del buon nero D'Avola, non era un
D.O.C. né un I.G.T. e notando le caratteristiche sull'etichetta posteriore
leggo che "i procedimenti effettuati conferiscono al vino tutta la
morbidezza dei tannini dolci, arricchita da sentori netti di ciliegia che ne
sovrastano l'eco di liquirizia". Sarà, ma a bottiglia quasi finita ancora
cercavamo di sentire quegli odori, col palato e con l'olfatto. Potrei
ammettere l'odore di pesche che vengono coltivate in zona o delle mandorle,
o dei fiori di zagara, ma ciliegie e liquirizie proprio no. Mi sono venuti
in mente anche alcuni articoli di Massobrio che scrive su La Stampa del tipo
"si potrà notare in questo vino anche l'odore acre del sudore di cavallo".
Ora direte che cavolo c'entrano i vini con la musica e soprattutto con
Brendel, Baremboim alle prese con Mozart? Beh, un po' direi che c'entrano
proprio. Le recenzioni che si leggono sui giornali, sulle riviste
specializzate, di una nuova registrazione su cd o una nuova
rimasterizzazione hanno lo stesso sapore. Insomma chi scrive capta
atmosfere, colori, timbri, impasti e quant'altro da assaggiatore di vini.
Alla fine quando arriviamo a casa col nostro caro, in tutti i sensi, disco
ci rendiamo conto di trovarci davanti ad una buona esecuzione ma non alla
grande interpretazione di cui si parlava. Per Brendel ovunque abbia letto,
sbirciato, se n'è parlato benissimo, è risaputo che oggi è il più autorevole
rappresentante della scuola pianistica viennese, fondata ovviamente sul
culto dei grandi autori del classicismo: Mozart, Haydn, Beethoven e
Schubert. Agli inizi degli anni '60 una casa discografica americana che lo
notò gli fece incidere molto repertorio mozartiano. Arrivò dunque con alle
spalle un'esperienza notevole all'incisione dei concerti per pianoforte di
Mozart con Neville Marriner e l'Academy of St Martin-in-the-fields, un
progetto che impegnò i due artisti dagli anni '70 fino all'inizio del
decennio successivo. Nessun dubbio sulla conoscenza del mondo di Mozart e
sulla facilità nel muoversi dentro il suo stile, unite a una qualità di una
tastiera agilissima e di un tocco trasparente, come la preziosità di
moltissime sue registrazioni, documenti imprescindibili dell'interpretazione
del pianoforte classico. Ma ribadisco le impressioni espresse
precedentemente in merito a queste registrazioni, usando altri termini, non
riescono ad affascinarmi come un Serkin-Abbado, Pollini-Bohm,
Haskil-Fricsay, Haskil-Baumgartner o il poco menzionato Christian Zacarias
che suona anche il materiale presente sulle fonti come tu stesso chiarisci a
Giulio Castronovo, e dirige con lo sguardo, almeno dal vivo. Non conosco e
ammetto la mia ignoranza, le ultime incisioni di Brendel in questi concerti
con la Scottish Chamber Orchestra diretta da Charles Mackerras.
Mi spiegate adesso perchè, un artista come Pollini, con le sue scarse
frequentazioni mozartiane, non degli altri autori del classicismo, ha
raggiunto nei concerti K 488 e K 459, con i Wiener Philharmoniker diretti da
Karl Bohm, un'interpretazione di queste due pagine di quelle che si
definiscono "di riferimento"? Il binomio Pollini-Bohm ad esempio non era dei
più affini. Il primo era ed è artista che rilegge il repertorio classico e
romantico alla luce di un pensiero analitico e oggettivo che riflette la
coscienza critica della nostra epoca, il secondo era invece il custode di
una tradizione antica, che leggeva Mozart in una chiave apollinea e
contemplativa. Forse tra i due interpreti c'era un equivoco di base, ma
quell'equivoco si concretizzava poi in un approccio carico di nitore che non
manca di partecipazione, anche per la scarsa inclinazione di entrambi al
comico, al sorriso, sottolinea i lati più oscuri e complessi delle due
partiture. Un esito unico, memorabile nella storia del disco.
Ora tornando a Baremboim, è risaputo che in questi ultimi anni ha trascurato
in parte la pratica tastieristica per dedicarsi ad altro, direzione
d'orchestra, ecc... ma nel periodo dell'incisione discografica dei concerti
di Mozart con la English Chamber Orchestra offriva una visione di perfezione
classica. La tecnica pianistica di prim'ordine era messa al servizio di
un'esecuzione matura, consapevole dei problemi dello stile e attenta agli
equilibri della forma. Non smarrisce mai il senso della misura, né
assottiglia il suono in un pianismo esangue. Il discorso fluisce con
semplicità e fantasia, seguendo i contorni della forma senza irrigidirsi,
con la freschezza comunicativa della musica da camara. L'unica cosa che mi
permetto di contestare è la scelta di tempi un tantino più veloci del solito
per alcuni movimenti estremi, come ad esempio per il K 503. Molto riusciti i
concerti o i movimenti in tonalità minore, nei movimenti centrali riesce a
dare il meglio di sè.
Post by Danny Rose
Vabbé, ti avrò frainteso e ti chiedo scusa. Ma come devo intendere quel
"velati da una certa superficialità"?
Non hai bisogno di scusarti, so di certo che sei una persona che ami lo
scambio di idee, il colloquiare di musica e come vedo sei stato esauriente
nello spiegare l'arte interpretativa di Brendel, Anda e Perahia. Intendi
quel "velati da una certa superficialità" come chi, rifacendomi al vino
bevendone uno buono di cui si parla tanto non trova poi quegli odori o quei
sapori cui si aspettava. Non ho trovato quei piccoli rubati, quel canto,
quel fraseggio che mi immaginavo, pur senza tradire minimamente quanto
scritto su di lui sopra.
Un caro saluto
*Nino*
Danny Rose
2005-08-01 13:13:36 UTC
Permalink
Nino Dinolfo <***@liberopunto.it> wrote in message
tqeHe.22985$***@news3.tin.it...

Per iniziare: complimenti, bellissimo post.
Post by Nino Dinolfo
Ora direte che cavolo c'entrano i vini con la musica e soprattutto con
Brendel, Baremboim alle prese con Mozart? Beh, un po' direi che c'entrano
proprio.
Mi dispiace, la pensiamo diversamente. Anche se ammetto di essere in torto,
perché spesso faccio quel che in teoria disapprovo. Mi spiego meglio (spero)
sotto.
Post by Nino Dinolfo
Le recenzioni che si leggono sui giornali, sulle riviste
specializzate, di una nuova registrazione su cd o una nuova
rimasterizzazione hanno lo stesso sapore. Insomma chi scrive capta
atmosfere, colori, timbri, impasti e quant'altro da assaggiatore di vini.
Già. A volte cerco (senza troppo estro, lo ammetto) di farlo anch'io. Ma la
musica è un'esperienza un po' più articolata della degustazione, temo. Per
intenderci rapidamente siamo quasi obbligati al discorso figurato e
metaforico, ma non direi sia il più adeguato.
Post by Nino Dinolfo
Per Brendel ovunque abbia letto,
sbirciato, se n'è parlato benissimo, è risaputo che oggi è il più autorevole
rappresentante della scuola pianistica viennese, fondata ovviamente sul
culto dei grandi autori del classicismo: Mozart, Haydn, Beethoven e
Schubert.
Beh, non è proprio così. Brendel è diventato un autorevole interprete della
classicità viennese, non lo è sempre stato. Indubbiamente si tratta di un
repertorio che frequenta dagli anni della formazione, ma non si può dire che
il modo in cui lo interpretava abbia sempre convinto tutti, tanto meno che
debba piacere per forza; la grande passione del Brendel giovane era Liszt,
non il classicismo viennese. Aggiungo questo piccolo distinguo non tanto e
non solo per tediosa pedanteria, quanto perché cercando di precisare alcuni
passaggi nella carriera di Brendel forse lo si può capire da un punto di
vista diverso. Anche nell'interpretazione beethoveniana (è arrivato alla
terza integrale sonatistica, per alcuni la meno convincente) Brendel è stato
influenzato dalla lettura di Haydn, un Haydn riscoperto in quanto di
estroso, di umorale, di preromantico e al tempo stesso ironico la sua musica
possa ospitare...e nascondere, viste le abitudini interpretative invalse
sino a pochi lustri or sono. E' possibilissimo che sbagli, ma se riascolto
l'integrale dei Concerti di Mozart trovo, allo stato nascente o quasi,
qualcosa che mi ricorda le incisioni haydniane di dieci o quindici anni
dopo. E mi nasce il sospetto che in realtà Brendel si sia concertrato sul
classicismo per darne un'immagine riveduta e corretta, un po'
meno...classicista, un po' meno marmorea, se mi si passa il gioco di parole.
Poi, va da sé che se non piace, non piace. Nulla di male. A tratti non piace
neppure a me. Voglio dire, in certi concerti la Haskil è impareggiabile. E
così Serkin. Per dirne un'altra, il K466 di Brendel non è un granché. E
anche nel secondo movimento di K488 lo superano in tanti, imho; Ashkenazy
compreso.

Ma ribadisco le impressioni espresse
Post by Nino Dinolfo
precedentemente in merito a queste registrazioni, usando altri termini, non
riescono ad affascinarmi come un Serkin-Abbado, Pollini-Bohm,
Haskil-Fricsay, Haskil-Baumgartner
Tutte grandi interpretazioni, non discuto. Serkin e Haskil sono interpreti
mozartiani di grandissima vaglia, da conoscere indubbiamente.
Post by Nino Dinolfo
o il poco menzionato Christian Zacarias
che suona anche il materiale presente sulle fonti come tu stesso chiarisci a
Giulio Castronovo, e dirige con lo sguardo, almeno dal vivo.
Non conosco Zacharias, per il quale non mi riesce di provare un grande
interesse (un pianista che ammette candidamente la propria indifferenza alla
musica pensata contrappuntisticamente mi fa cascare le braccia subito). Non
so cosa esegua, il materiale di cui parlavo io è molto controverso, secondo
Rosen non va suonato e basta.
Post by Nino Dinolfo
Mi spiegate adesso perchè, un artista come Pollini, con le sue scarse
frequentazioni mozartiane,
Beh, insomma. Non è uno specialista di Mozart, su questo non ci piove. Ma
dal vivo Pollini ha eseguito un bel po' di musica di Mozart, più di tanti
altri: oltre ai concerti che ha inciso con Bohm (eseguiti anche con Abbado,
molto tempo prima di quella registrazione, e in modo sensibilmente
differente, con un finale di K488 sparato a velocità quasi insostenibili)
sono sicuro per K467 e K414. Ce ne devono essere altri. Per quanto riguarda
il Mozart solistico, Pollini ha proposto e riproposto una prima parte di
programma imperniata su K475 e K457; a volte seguivano anche K540 e K576
(Nella seconda parte: Beethoven, nelle versioni più giovanili di questo
programma, in tempi relativamente più recenti Schubert e Schumann).
Credo che anche in questo campo abbia suonato qualcos'altro. Non è
moltissimo, ma non è neppure così poco. Soprattutto, è distribuito su un
arco di tempo abbastanza ampio e Pollini in generale non ama le integrali.
Post by Nino Dinolfo
non degli altri autori del classicismo,
Forse il punto è proprio questo.
Post by Nino Dinolfo
ha
raggiunto nei concerti K 488 e K 459, con i Wiener Philharmoniker diretti da
Karl Bohm, un'interpretazione di queste due pagine di quelle che si
definiscono "di riferimento"?
E' decisamente buona, infatti.

Il binomio Pollini-Bohm ad esempio non era dei
Post by Nino Dinolfo
più affini. Il primo era ed è artista che rilegge il repertorio classico e
romantico alla luce di un pensiero analitico e oggettivo che riflette la
coscienza critica della nostra epoca, il secondo era invece il custode di
una tradizione antica, che leggeva Mozart in una chiave apollinea e
contemplativa.
Non si potrebbe dir meglio.
Post by Nino Dinolfo
Forse tra i due interpreti c'era un equivoco di base, ma
quell'equivoco si concretizzava poi in un approccio carico di nitore che non
manca di partecipazione, anche per la scarsa inclinazione di entrambi al
comico, al sorriso, sottolinea i lati più oscuri e complessi delle due
partiture.
Non "anche"; *nonostante* la scarsa inclinazione di entrambi al comico (e
all'ironia, non è detto che il sorriso c'entri sempre). Di fronte a quel
disco ho la sensazione che Pollini vada in cerca della verifica ad una sua
ipotesi critica. La verifica gli serve perché sta analizzando i capisaldi
della cultura classica viennese, e lo fa da un punto di vista motivato dalla
frequentazione della musica del Novecento (il che torna con l'attenzione ai
lati "oscuri e complessi"; a Pollini interessa quel che in Mozart poteva
colpire Mahler e Schoenberg, credo). Lo dice Rattalino, lo so, ma per me
dice bene. Pollini non è interessato alla monografia mozartiana, al ritratto
a figura intera, ma alla collocazione critica di Mozart in un disegno
storico più ampio, che deve portare fino a Schoenberg e oltre. Sicuramente
un'integrale Pollini Bohm non avrebbe dato gli stessi esiti: io almeno ne
sono persuaso, e neppure un'integrale Pollini Abbado...che probabilmente
avrebbe richiesto una ventina d'anni :-). C'è poi da dire che Bohm, artista
di grande mestiere e professionalità nel senso migliore della parola, si
prestava anche a portare a termine il compito senza sottolineare eventuali
dissensi. Del resto Pollini quel repertorio lo conosceva (almeno K488, per
quel che ne so) e lo frequentava da tempo, come dicevo sopra.
Per Anda, Brendel, Perahia, Barenboim, Ashkenazy ma in fondo anche per la
Haskil e Serkin, che di concerti ne hanno incisi un bel po', il discorso è
diverso. Loro si impegnano proprio nel saggio monografico, non in un
panorama, per quanto genialoide, di storia della letteratura.
Post by Nino Dinolfo
Non ho trovato quei piccoli rubati, quel canto,
quel fraseggio che mi immaginavo, pur senza tradire minimamente quanto
scritto su di lui sopra.
Grazie, ora mi è più chiaro.

ciao

dR :-))
Nino Dinolfo
2005-08-04 00:00:35 UTC
Permalink
Post by Danny Rose
Per iniziare: complimenti, bellissimo post.
Ti ringrazio. Mi fa un immenso piacere scambiare idee, opinioni, anche se
divergenti, cosa che va diventando sempre più rara in questo NG, tutto ciò
accresce la voglia di scoprire, di fare altre esperienze.
Post by Danny Rose
Già. A volte cerco (senza troppo estro, lo ammetto) di farlo anch'io. Ma la
musica è un'esperienza un po' più articolata della degustazione, temo. Per
intenderci rapidamente siamo quasi obbligati al discorso figurato e
metaforico, ma non direi sia il più adeguato.
Purtroppo non ci sono parole che possano farci individuare e capire com'è
una composizione, solitamente ci si aiuta con dei paragoni che spesso si
possono rivelare del tutto inadeguati. Al massimo è possibile giuducare una
esecuzione, ma anche lì le nostre esperienze ed il modo di sentire di
ciascuno può trarre in inganno. La musica è un linguaggio, punto. La si può
capire solo con la partitura davanti. Provate a commentare una prima
assoluta e fare un articolo sul giornale, non è difficilissimo? Cosa
capiranno i lettori? Si deve ricorrere ad un paragone, ad esempio: "Risente
delle influenze di Berio ma nel finale si avverte chiaramente l'eco di
Boulez". Siamo sicuri di essere stati chiari? Certamente no, si scive, si
commenta, ma l'ascolto o la visone della partitura è totalmente un'altra
cosa.
Gli assaggiatori di vini spesso tirano in ballo tutta la frutta del mondo,
tutti i sapori, gli odori che suscitano il piacere e spesso si dimenticano
che il vino è fatto con l'uva.
Post by Danny Rose
Beh, non è proprio così. Brendel è diventato un autorevole interprete della
classicità viennese, non lo è sempre stato. Indubbiamente si tratta di un
repertorio che frequenta dagli anni della formazione, ma non si può dire che
il modo in cui lo interpretava abbia sempre convinto tutti, tanto meno che
debba piacere per forza; la grande passione del Brendel giovane era Liszt,
non il classicismo viennese. Aggiungo questo piccolo distinguo non tanto e
non solo per tediosa pedanteria, quanto perché cercando di precisare alcuni
passaggi nella carriera di Brendel forse lo si può capire da un punto di
vista diverso.
Beh, Geza Anda si dice che sia nato per suonare Liszt ma conquistò grande
popolarità suonando Mozart.
Post by Danny Rose
Anche nell'interpretazione beethoveniana (è arrivato alla
terza integrale sonatistica, per alcuni la meno convincente) Brendel è stato
influenzato dalla lettura di Haydn, un Haydn riscoperto in quanto di
estroso, di umorale, di preromantico e al tempo stesso ironico la sua musica
possa ospitare...e nascondere, viste le abitudini interpretative invalse
sino a pochi lustri or sono. E' possibilissimo che sbagli, ma se riascolto
l'integrale dei Concerti di Mozart trovo, allo stato nascente o quasi,
qualcosa che mi ricorda le incisioni haydniane di dieci o quindici anni
dopo. E mi nasce il sospetto che in realtà Brendel si sia concertrato sul
classicismo per darne un'immagine riveduta e corretta, un po'
meno...classicista, un po' meno marmorea, se mi si passa il gioco di parole.
Poi, va da sé che se non piace, non piace. Nulla di male. A tratti non piace
neppure a me. Voglio dire, in certi concerti la Haskil è impareggiabile. E
così Serkin. Per dirne un'altra, il K466 di Brendel non è un granché. E
anche nel secondo movimento di K488 lo superano in tanti, imho; Ashkenazy
compreso.
Prima di mettermi a scrivere, dopo una serie di ascolti rossiniani, ho
ascoltato i concerti K.466 e K.491 eseguiti dalla Haskil con l'Orchestre des
Concerts Lamoureux diretta da Igor Markevitch, devo proprio dire
"impareggiabili". E come tu stesso scrivi: Serkin lo è allo stesso modo.
Vedi che alla fine i nostri pareri non sono poi così tanto divergenti.
Vediamo se per te è anche così. Hai citato Ashkenazy, ho sempre amato il suo
K.271 "Jeunehomme" e il K.535 "Dell'Incoronazione".
Post by Danny Rose
Non conosco Zacharias, per il quale non mi riesce di provare un grande
interesse (un pianista che ammette candidamente la propria indifferenza alla
musica pensata contrappuntisticamente mi fa cascare le braccia subito). Non
so cosa esegua, il materiale di cui parlavo io è molto controverso, secondo
Rosen non va suonato e basta.
Devo però precisare che quest'ultimo suonava anche con la mano destra avendo
cura di non coprire l'orchestra, eseguiva la parte dei violini.

Lo dice Rattalino, lo so, ma per me
Post by Danny Rose
dice bene. Pollini non è interessato alla monografia mozartiana, al ritratto
a figura intera, ma alla collocazione critica di Mozart in un disegno
storico più ampio, che deve portare fino a Schoenberg e oltre. Sicuramente
un'integrale Pollini Bohm non avrebbe dato gli stessi esiti: io almeno ne
sono persuaso, e neppure un'integrale Pollini Abbado...che probabilmente
avrebbe richiesto una ventina d'anni :-).
Non mi trovi che d'accordo! Probabilmente in altri concerti mozartiani gli
esiti raggiunti sarebbero stati di gran lunga inferiori. Comunque per
Pollini direi che non sarebbe mai troppo tardi se in un'età non più giovane,
come ha fatto di recente con alcune sonate di Beethoven, si accingesse a
registrare alcuni concerti del salisburghese, sarebbe anche un'ottima
manovra di mercato per la sua etichetta discografica. Personalmente
acquisterei i dischi.

C'è poi da dire che Bohm, artista
Post by Danny Rose
di grande mestiere e professionalità nel senso migliore della parola, si
prestava anche a portare a termine il compito senza sottolineare eventuali
dissensi. Del resto Pollini quel repertorio lo conosceva (almeno K488, per
quel che ne so) e lo frequentava da tempo, come dicevo sopra.
Per Anda, Brendel, Perahia, Barenboim, Ashkenazy ma in fondo anche per la
Haskil e Serkin, che di concerti ne hanno incisi un bel po', il discorso è
diverso. Loro si impegnano proprio nel saggio monografico, non in un
panorama, per quanto genialoide, di storia della letteratura.
Dici benissimo. Sai che ti dico, scrivendo mi è venuta voglia di ascoltare
il concerto per due pianoforti e orchestra K.365 con Geza Anda e Clara
Haskil, Philharmonia Orchestra, Alceo Galliera, EMI 1956. Un vero saggio
dell'interpretazione che racchiude tutta la vitalità e la forza di questo
legame. La profonda natura musicale della Haskil lasciò sicuramente tracce
importanti nella sensibilità del giovane Anda.
Ciao vado a nanna, ma prima vado a prendere il disco, il lettore portatile,
le cuffie, per non disturbare la mia bambina.
Un caro saluto
*Nino*
Danny Rose
2005-08-05 12:37:12 UTC
Permalink
Post by Nino Dinolfo
Vediamo se per te è anche così. Hai citato Ashkenazy, ho sempre amato il suo
K.271 "Jeunehomme" e il K.535 "Dell'Incoronazione".
Il secondo purtroppo non ce l'ho presente (di solito ascolto la versione di
Perahia o di Casadesus, controllerò). Il primo è una grande interpretazione,
una delle maggiori di un pezzo assai difficile nella messa a punto
stilistica. La contrapposizione con l'orchestra nel secondo (splendido;
strano che nessuno parli di Mozart prebeethoveniano qui, magari nominando il
secondo tempo del quarto concerto...ah, sto facendo dell'ironia) movimento,
il pianoforte attivo fin dall'inizio nel primo, con quel botta e risposta
fulmineo, l'intreccio fra estro quasi improvvisatorio e moto perpetuo nel
finale...grande pezzo.
Post by Nino Dinolfo
Devo però precisare che quest'ultimo suonava anche con la mano destra avendo
cura di non coprire l'orchestra, eseguiva la parte dei violini.
Non credo sia esattamente il materiale di cui parla Rosen. Se ricordo bene
(non posso verificare facilmente perché è un libro esaurito, che non
possiedo, e mi tocca ricorrere -spesso- alla biblioteca civica) si tratta di
parti eseguibili con la mano sinistra, nel registro medio basso. A dir la
verità, sempre se ricordo bene, eseguite esattamente come sono scritte si
sentono appena, e sono piuttosto insignificanti.
Post by Nino Dinolfo
Non mi trovi che d'accordo! Probabilmente in altri concerti mozartiani gli
esiti raggiunti sarebbero stati di gran lunga inferiori.
Sì, la possiamo mettere anche così. Sull'essenziale siamo d'accordo, mi
pare.
Post by Nino Dinolfo
Comunque per
Pollini direi che non sarebbe mai troppo tardi se in un'età non più giovane,
come ha fatto di recente con alcune sonate di Beethoven, si accingesse a
registrare alcuni concerti del salisburghese, sarebbe anche un'ottima
manovra di mercato per la sua etichetta discografica. Personalmente
acquisterei i dischi.
Pare che un paio li abbia registrati, fra cui proprio K467.
Post by Nino Dinolfo
Ciao vado a nanna, ma prima vado a prendere il disco, il lettore portatile,
le cuffie, per non disturbare la mia bambina.
Accidenti che costanza (non hai già ascoltato Rossini e due concerti di
Mozart?). E che capacità di concentrazione...:-))

ciao

dR
moeck
2005-08-06 12:30:23 UTC
Permalink
Post by Nino Dinolfo
Mi spiegate adesso perchè, un artista come Pollini, con le sue scarse
frequentazioni mozartiane, non degli altri autori del classicismo, ha
raggiunto nei concerti K 488 e K 459, con i Wiener Philharmoniker diretti da
Karl Bohm, un'interpretazione di queste due pagine di quelle che si
definiscono "di riferimento"? Il binomio Pollini-Bohm ad esempio non era dei
più affini. Il primo era ed è artista che rilegge il repertorio classico e
romantico alla luce di un pensiero analitico e oggettivo che riflette la
coscienza critica della nostra epoca, il secondo era invece il custode di
una tradizione antica, che leggeva Mozart in una chiave apollinea e
contemplativa. Forse tra i due interpreti c'era un equivoco di base, ma
quell'equivoco si concretizzava poi in un approccio carico di nitore che non
manca di partecipazione, anche per la scarsa inclinazione di entrambi al
comico, al sorriso, sottolinea i lati più oscuri e complessi delle due
partiture. Un esito unico, memorabile nella storia del disco.
ciao,
ti ringrazio molto per questo pensiero.
ho tral e mani il mio primo Mozart e - su consiglio dell'amico comune mr
duffy - ho acquistato proprio ieri sera questo binomio Pollini-Bohm.
per chi come me è alle prime armi è molto utile leggere i vistri commenti
sulle interpretazioni che voi prediligete e avere delle indicazioni sulle
esecuzioni che sono ormai considerate di riferimento, per poi farmi un'idea
e una predilezione mia personale nel corso degli anni...

...certo che a volte è una fatica raggiungere negozi ben forniti dalla
periferia...e dopo la corsa di ieri per raggiungere milano (volevo
festeggiare con mozart la chiusura dell'ufficio!) scopro con immenso
disappunto che alle 23.00 ricordi chiude i battenti!!!
meno male avevo la lista di duffy (anche se un poco fuorviante...;)...
però che rabbia non potersi attardare lungamente fra i libri e spartiti.
mi sembra così ingiusto che d'estate l'orario di chiusura non venga
prolungato.
e sto parlando di milano...accidenti!...e poi è naturale che restiamo
indietro sul resto del mondo!

moeck

p.s. ora mi ascolto il requiem: karajan e la Berliner Philarmoniker (DG),
quello con Anna Tomowa-Sintow...dico bene duffy?...;)



--------------------------------
Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/
ribes
2005-07-29 20:55:52 UTC
Permalink
Post by Danny Rose
le sue Sonate di Beethoven. Anche i Notturni di Chopin mi sembrano piuttosto
convenzionali, indegni di una personalità forte come la sua
Li sto sentendo ora tutti, sono magnifici: probabilmente non ti piacciono
perchè sono completamente privi da intellettualismi, e suonati con
sentimento semplice e sincero... non mi sembra un difetto...
Danny Rose
2005-07-30 12:40:49 UTC
Permalink
Buon per te.
Post by ribes
probabilmente non ti piacciono
perchè sono completamente privi da intellettualismi,
Probabilmente non mi conosci affatto e questo ragionamento è gratuito.
Post by ribes
e suonati con
sentimento semplice e sincero... non mi sembra un difetto...
Per chiarirsi le idee, bisogna fare qualche paragone. Restando sulle
integrali o quasi (esistono anche Notturni che Chopin non pubblicò, come
sicuramente saprai), e quindi riducendo drasticamente il numero delle
letture comparabili, vanno sentiti (possibilmente con la musica sotto gli
occhi) almeno Rubinstein (la versione del '65), Magaloff, Arrau, Francois
(il mio preferito), Ashkenazy. Su questa base si può iniziare (solo
iniziare, perché molti grandi interpreti chopininani, Horowitz e
Sofronitzkij per esempio, si sono cimentati con una scelta di pochi
Notturni, ma non per questo vanno trascurati o possono risultare poco
significativi; anzi) a riflettere sull'interpretazione dei Notturni. Ci si
renderà conto che l'intellettualismo non è affatto una superfetazione
dell'interprete o dell'ascoltatore troppo esigente e che la retorica del
sentimento sincero non porta molto lontano. Sempre che la musica interessi
più del "provare emozioni", stile Amici di Maria de Filippi.

dR
ludovico
2005-07-30 13:53:50 UTC
Permalink
Quoto. E aggiungo: Dino Ciani? Voglio dire, è certo un fatto di
rilievo che suonasse in pubblico addirittura l'integrale dei notturni.
Ma sarei curioso anche di sapere se l'importanza di questa incisione si
trovi anche nell'interpretazione. Grazie
Ludovico
Danny Rose
2005-07-30 20:08:37 UTC
Permalink
Post by ludovico
Dino Ciani?
Certo, ha eseguito e registrato una quasi integrale. Non mi pare molto
originale, estrapolata dal contesto storico. Ciani era sicuramente una gran
promessa, ma non ha avuto materialmente il tempo per portare a maturazione
le proprie cospicue capacità; altre incisioni mi sembrano più riuscite, per
quanto nel quadro di una personalità ancora da definire.
Per questo motivo la sua scomparsa precoce fa ancora più rabbia. :-(

dR
Edward Elric
2005-07-26 21:49:55 UTC
Permalink
Post by Nino Dinolfo
Non riesco a spiegarmi come mai mezzo NG faccia simili affermazioni.
Degli altri non so... io mi prendo la piena responsabilità di quello che
scrivo. Come pianista negli ultimi 20 anni ha dato il peggio di sé.
Forse avrebbe anche molte idee, ma il poco tempo che dedica alla pratica
strumentale lo rende di una rozzezza (sonora e tecnica) per me
inaccettabile. Dato che non amo nascondermi dietro l'anonimato di un NG
- e cmq qui sanno benissimo chi sono - ti invito a scegliere un
qualunque brano del repertorio pianistico inciso da Barenboim e venire a
casa mia... sono quasi certo di suonarlo 10 volte meglio.
Ma lui come tu scrivi sotto "si esibisce come solista al piano in tutto
il mondo".
Che significa questo? Che, come direbbe la mia adorata Trinity "Matrix
non può dirti chi sei!".

(per amore di verità, aggiungo, che i suoi esordi come pianista facevano
sperare in tutt'altra carriera... le registrazioni fatte a 15-16 anni
sono miracolose... è forse l'ennesima dimostrazione che è impossibile
portare all'eccellenza due diverse professioni?)
Post by Nino Dinolfo
Baremboim viene criticato negativamente se dirige Bruckner, Beethoven,
Wagner, o suona al pianoforte, ma stiamo scherzando! E' un grande artista
dirige le più grandi compagini orchestrali, si esibisce come solista al
piano in tutto il mondo, le case discografiche lo hanno sempre tenuto in
considerazione per i loro progetti e noi ne veniamo fuori in questo modo.
Assurdo!!!
Non tanto assurdo... prova a chiedere in questo NG cosa si pensa di
Boehm...
Post by Nino Dinolfo
Sto ascoltando il suo Bruckner con i Berliner registrato negli anni '90
uscito l'anno scorso per la Warner dal vivo, tranne per la quarta sinfonia
che è in studio, ed è sorprendente! Il suono un po' più alleggerito rispetto
alle edizioni di Jochum o di altri direttori di formazione prettamente
tedesca ma allo stesso tempo risente molto delle frequentazioni Wagneriane,
repertorio in cui oggi Baremboim ECCELLE. Lo trovo un direttore molto
preparato con un gesto molto preciso, chiaro, ho visto anche come prova e
come lavora con le orchestre.
Mah, tanto per dirne una, Arrau stravedeva per Barenboim... io non
conosco le sue recenti esecuzioni Wagneriane - gli aurugo che siano
bellissime - ma quello che ho ascoltato fino ad oggi non mi ha mai
esaltato.
Post by Nino Dinolfo
Possiamo si avere predilezioni personali,
possiamo farci influenzare dagli imprinting che ci portano ad apprezzare le
incisioni che abbiamo conosciuto per prima, ma sconsiglio tutti di essere
così marcatamente impulsivi nell'esprimere un giudizio così pesante.
Il mio parere è il frutto di una decina di anni di ascolti - anche in
veste di critico musicale - dei suoi CD che sfortunatamente le riviste
continuavano ad inviarmi. ;-)
Post by Nino Dinolfo
Se è un
discorso di antipatia allora è meglio dire "non mi è simpatico prendi
Brendel".
A me invece, umanamente, Barenboim sta molto simpatico... e le sue
vicende personali mi hanno sempre toccato.
Post by Nino Dinolfo
Poi, scusami, O'Connor proprio in Mozart è meglio non nominarlo,
molte etichette incidono bene, la Telarc soprattutto, ma nessuno aveva
chiesto un parere prettamente audiofilo, si parlava di interpretazioni.
Era una nota a margine...

saluti,
Edward Elric
ludovico
2005-07-29 09:47:07 UTC
Permalink
Le vecchie incisioni di Brendel e Anda mi
sembrano ancora oggi le migliori, e quella di Perahia un buon
compromesso fra qualità di registrazione e livello interpretativo.

Ciao. Io ho quella di Brendel, mi piace ma non mi entusiasma sempre (i
rischi di un'integrale, è ovvio). E' possibile, in sintesi, descrivere
le differenze delle "letture interpretative" di Brendel, Anda e
Perahia? Sono così diversi tra di loro?
Grazie mille
Ludovico
p.s. Schiff lo vedo trascurato nella discussione, credo sia un silenzio
eloquente...
Danny Rose
2005-07-30 21:12:08 UTC
Permalink
Post by ludovico
le differenze delle "letture interpretative" di Brendel, Anda e
Perahia? Sono così diversi tra di loro?
Sintesi brutale: Brendel valorizza il carattere comico, umoristico, a volte
ironico dei testi. La scansione e il fraseggio sono frizzanti, vivaci,
estrosi, si concede poco all'abbandono sentimentale; il che non significa
che manchi del tutto di lirismo (dipende dai pezzi, ovviamente), proposto
piuttosto come una delle componenti della musica di Mozart, non
necessariamente la dominante. In lui sembra emergere la convinzione che la
forma mozartiana sia talmente solida da ammettere sorprese e estri
improvvisatori; anzi, in un certo senso questi la valorizzano compiutamente,
la mettono in evidenza in ciò che ha di più peculiare e storicamente
significativo. L'immagine che ne emerge è quella di un artista e
intellettuale settecentesco contemporaneo alla piena affermazione del
romanzo moderno (con cui condivide la capacità di accostare e far dialogare
piani stilistici e retoriche differenti) e del dramma borghese. Una chiave
di lettura più che plausibile, visto che Mozart è un grandissimo autore di
teatro musicale.

Il caso di Anda (che cronologicamente precede Brendel) mi pare assai
differente; non nega certo il carattere composito, pluristilistico della
forma mozartiana ma per lui esiste un fattore chiave da porre al centro
dell'interpretazione: ed è proprio il lirismo. Ma non è il lirismo di chi
rivive la pagina interpretata nell'ottica (ipotetica) di un contemporaneo;
l'atteggiamento mi sembra piuttosto quello di chi il testo lo ripercorre con
rimpianto e malinconia (la cosa è particolarmente evidente nei casi in cui
Anda deve pensare da sé alla cadenza, visto che Mozart non l'ha lasciata),
non perdendo mai di vista tutto quello che è venuto dopo, in altre parole il
distacco storico che ci separa dalla parabola creativa mozartiana. E'
un'ottica particolare, in un certo senso mitica, e non va giudicata
frettolosamente anche se è passata di moda. Forse sbaglio, ma ho
l'impressione che culturalmente Anda si muova ancora in senso lato
nell'ottica con cui guardavano a Mozart compositori come Richard Strauss o
Max Reger, per esempio. Alcune soluzioni armoniche nelle cadenze composte da
Anda possono apparire un po' dolciastre, leziose per il nostro gusto, il
fraseggio a volte è un po' troppo sentimentale e romanticheggiante ma la sua
è comunque una lettura di grande levatura. Geza Anda è stato un grande
pianista, di grandi mezzi tecnici e raffinata sensibilità; questi miei
poverissimi, prosaici cenni non vogliono di sicuro risolvere la sua lettura
in modo unilaterale e riduttivo. Va sicuramente ascoltata con attenzione e
meditata, pur nella consapevolezza che anche nella storia
dell'interpretazione i valori non sono eterni, ma profondamente storici.

Su Perahia non posso dire granché, è quello che conosco di meno. Direi che
la sua preoccupazione centrale è trovare un'unità di tono che consenta di
evidenziare la tenuta formale. In un certo senso, è l'opposto di quanto
dicevamo sopra di Brendel; quello sembra convinto che i contrasti più accesi
(non solo in senso drammatico) valorizzino la tenuta dell'articolazione
formale, dell'architettura, che in loro virtù questa possa emergere ancor
più salda. Perahia sembra convinto del contrario, che questo obiettivo si
raggiunga più efficacemente sottolineando quanto di unitario esiste nella
composizione; e per lui quest'obiettivo è centrale, dominante. La dialettica
fra le parti ne risulterà quindi molto omogenea, il tono pacato, molto
composto. E' un Mozart compito, un gentiluomo abbottonato che sa stare in
società, più "filosofo" e conversatore acuto e discreto che provocatorio
uomo di teatro. Il controllo del fraseggio è molto attento, di grande
finezza, il suono compatto e sempre gradevole, mai troppo invadente, i
volumi in generale contenuti. Non so se funzioni fino in fondo (non credo
che Mozart fosse il tipico intellettuale da salotto, anche senza
immaginarmelo come fa Milos Forman) ma è sicuramente una lettura corretta e
di grande fascino.

Spero di non averti deluso troppo. :-))

dR
ludovico
2005-08-01 11:51:51 UTC
Permalink
http://groups.google.it/group/it.arti.musica.classica/browse_thread/thread/a8652c4a2eed7785/118443b0ff3561f5?hl=it#118443b0ff3561f5

Un capolavoro di analisi!!! :)) Devo dire che per "colpa" tua ;)
rischio di comprarmi sia Anda che Perahia, per quanto venga più
attratto dal primo. Anche perchè così potrò apprezzare meglio
Brendel, e magari notare anche i suoi aspetti critici. Mi pare che
stiano un passo indietro sia Schiff sia Baremboin, che potranno dunque
aspettare...
Certo non sarebbe male fare un elenco di tutte le interpetazioni di
riferimento dei singoli concerti, ma mi pare che qui finiamo in brevi
cenni sull'universo!...

Grazie mille, davvero
Ludovico

p.s. però, forse...insomma, l'elenco delle esecuzioni di alcuni
concerti di Mozart "che non si possono non avere" non deve essere così
lungo, no?!
ciao
Cesare Cioni
2005-08-01 20:02:42 UTC
Permalink
Post by ribes
Brendel!!!!!!
Post by Lop
devo scegliere fra l'integrale di Brendel e quello di
Baremboim.
Quale mi consigliate fra i due?
Io ho da parecchi anni quella di Perahia e mi piace assai.
Brendel è gradevole, ma non la riascolto spesso... amavo anche Geza
Anda, ma forse solo perché è con lui che li ho scoperti, non lo
riascolto da tempo.

Cesare
--
Do I contradict myself?
Very well, then, I contradict myself;
(I am large-I contain multitudes.)
-- Walt Whitman, "Leaves of Grass"
Er Lurk
2005-07-26 09:18:24 UTC
Permalink
Post by Lop
devo scegliere fra l'integrale di Brendel e quello di
Baremboim.
Quale mi consigliate fra i due?
Geza Anda!
(non so se sia stata riversata in CD e/o sia in commercio)



0> thanks
Ciao

EL
Emanuele P
2005-07-27 17:21:07 UTC
Permalink
Post by Lop
devo scegliere fra l'integrale di Brendel e quello di
Baremboim.
Quale mi consigliate fra i due?
Andras Schiff, Decca

E
Giulio Castronovo
2005-07-29 08:25:14 UTC
Permalink
Ma perchè nessuno ha ancora parlato della mia integrale preferita,
quella di Malcolm Bilson al fortepiano con Gardiner? La trovo lucente
nel suono e piena di grande inventiva!

Giulio
Emanuele P
2005-07-30 12:21:57 UTC
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"Giulio Castronovo" <***@gmail.com> ha scritto nel messaggio news:***@z14g2000cwz.googlegroups.com...
Ma perchè nessuno ha ancora parlato della mia integrale preferita,
quella di Malcolm Bilson al fortepiano con Gardiner? La trovo lucente
nel suono e piena di grande inventiva!
---------------

Il fortepiano è moscissimo... peccato, perchè Gardiner e l'orchestra sono
notevoli.

E
Giulio Castronovo
2005-07-30 15:10:15 UTC
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Ma no perchè??? Povero Bilson! Mi ricordo che il K466 alla radio mi
aveva colpito molto e l'integrale non mi ha deluso. Ho anche Perhaia:
non è male ma oggi sembra un po' superato. Mi piaceva invece Schiff
con Vegh, anche perchè realizzava (sebbene al pianoforte) il basso
continuo durante gli interventi orchestrali; di questa edizione però
ho solo 2 concerti, forse non è molto per giudicare.
Giulio Castronovo
2005-07-30 15:11:01 UTC
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Ma no perchè??? Povero Bilson! Mi ricordo che il K466 alla radio mi
aveva colpito molto e l'integrale non mi ha deluso. Ho anche Perhaia:
non è male ma oggi sembra un po' superato. Mi piaceva invece Schiff
con Vegh, anche perchè realizzava (sebbene al pianoforte) il basso
continuo durante gli interventi orchestrali; di questa edizione però
ho solo 2 concerti, forse non è molto per giudicare.
Danny Rose
2005-07-30 20:28:21 UTC
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Post by Giulio Castronovo
Ma no perchè??? Povero Bilson! Mi ricordo che il K466 alla radio mi
non è male ma oggi sembra un po' superato.
In effetti il fortepiano si sente pochetto, anche in passi in cui non si
limita ad accompagnare.
Il problema peraltro si presenta anche con il pianoforte; quest'ultimo non
può e non deve soverchiare l'orchestra, ci sono passi in cui effettivamente
accompagna altri strumenti. Ma al tempo stesso si deve poter sentire
abbastanza nitidamente, il suo apporto ha quasi sempre un carattere
tematico. Non è il mio campo, ma ho l'impressione che si tratti di un
problema di trasparenza, di incisività del suono e del fraseggio, più che di
volume.
Post by Giulio Castronovo
Mi piaceva invece Schiff
con Vegh, anche perchè realizzava (sebbene al pianoforte) il basso
continuo durante gli interventi orchestrali; di questa edizione però
ho solo 2 concerti, forse non è molto per giudicare.
L'edizione Schiff Vegh è tutt'altro che disprezzabile. Soprattutto per
merito di Sandor Vegh, direi, un gran musicista. Schiff non fa veramente il
basso continuo (per fortuna; non credo avrebbe senso, per quel che ne so, e
in ogni caso delle riflessioni importanti sull'argomento vengono svolte da
Charles Rosen nello "Stile Classico"...edizioni Feltrinelli. Cercare in
biblioteca, è esauritissimo), ogni tanto si fa sentire suonando del
materiale presente sulle fonti (che forse non va suonato, vedi Rosen) e
rimpolpando qua e là, non sempre con grande efficacia (ricordo una scala
discendente alla fine del I movimento di K246 che è veramente irritante; il
resto dell'esecuzione non è male, ma le versioni di riferimento per me sono
Serkin-Abbado, ovviamente e improvvidamente fuori catalogo, e Anda). Anche
lui a volte si sente bene, a volte male, a volte scompare ma mai del tutto;
in generale il risultato è molto vitale e gradevole, soprattutto nei
concerti giovanili. Del resto Vegh è stato un grande interprete del Mozart
delle Serenate e dei Divertimenti. Nei Concerti della maturità proprio non
vedo come ci si possa limitare ad una sola registrazione.
Giulio Castronovo
2005-08-01 15:01:33 UTC
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Post by Danny Rose
ogni tanto si fa sentire suonando del
materiale presente sulle fonti (che forse non va suonato, vedi Rosen)
Non ho sottomano Rosen, ma ora mi hai incuriosito! Di che genere di
materiale si tratta? Appunti di basso continuo? Raddoppi
dell'orchestra?
Io non credo che il basso continuo non venisse realizzato all'epoca,
soprattutto perchè si usava dirigere proprio dalla tastiera:
accompagnando l'orchestra il solista dava quegli attacchi che oggi
normalmente dà il direttore. Mi viene in mente ad esempio il finale
della sinfonia londinese n.98 di Haydn, dove verso la fine spunta una
parte di fortepiano espressamente scritta in partitura per poche
battute. Il punto è che all'epoca il fortepiano aveva già
accompagnato tutto il resto della sinfonia e solo alla fine Haydn aveva
dato un'indicazione esecutiva esplicita (si tratta di arpeggi) per
provocare una piccola sorpresa. Invece nelle esecuzioni di oggi capita
spesso di sentire il fortepiano/clavicembalo che sbuca all'improvviso
dal nulla in quelle 8-10 battute. Ma non credo sia pensabile che
all'epoca Haydn stesse seduto al fortepiano buono e tranquillo per
tutta la sinfonia per poi iniziare a suonare quei quattro arpeggi alla
fine!
Danny Rose
2005-08-01 18:02:31 UTC
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Giulio Castronovo <***@gmail.com> wrote in message
***@g47g2000cwa.googlegroups.com...


Non ho sottomano Rosen, ma ora mi hai incuriosito! Di che genere di
materiale si tratta? Appunti di basso continuo? Raddoppi
dell'orchestra?

Si tratta di linee destinate (apparentemente) a una mano sola, che
raddoppiano parti d'orchestra. Non ho mai visto un'edizione che le
includesse, devo essere sincero; ne ho letto solo sul Rosen. Lui argomenta
che si tratti di "guide", e abbiano esclusivamente un valore di orientamento
(sapere a che punto si è arrivati pur non avendo davanti una partitura vera
e propria). Non dovrebbe essere difficile da trovare, è nella parte in cui
parla dei Concerti per strumento solista e orchestra.
Post by Giulio Castronovo
Io non credo che il basso continuo non venisse realizzato all'epoca,
accompagnando l'orchestra il solista dava quegli attacchi che oggi
normalmente dà il direttore.
Nulla da eccepire, non ne so abbastanza. L'unica cosa che mi viene da dire è
che con un'orchestra appena un po' nutrita (e Mozart la utilizzava, se
poteva) il basso continuo di fatto non si sente, non ha una gran ragione di
essere (e qui entra in ballo, direi, una differenza di scrittura orchestrale
di cui Rosen parla, rispetto alla musica barocca); il caso dell'opera è
molto differente. Più che sostenere le armonie finisce per essere sommerso.
Di più non saprei dire. Poi, non ho preclusioni a priori se il solista
rimpolpa un po' la parte, soprattutto della sinistra; ci sono concerti in
cui è addirittura indispensabile, sicuramente Mozart lo faceva. Tutto
dipende da come lo fa, e limitarsi a dei raddoppi non mi pare un granché; la
scrittura delle Sonate può essere una guida ma a (modestissimo) parer mio
non è un criterio così conclusivo, in ogni caso la destinazione è differente
e la strumentazione cambia. Ho criticato Schiff perché alcune sue idee non
mi sono parse originalissime, e sottolineo alcune, non tutte. Ad esempio
credo che rimpolpi anche Staier, rischiando molto; il risultato può essere
discutibile, ma non è mai (almeno nei casi che ho sentito) banale, scontato
o piatto. Ricordo un K459, sentito alla Radio, che mi è parso semplicemente
entusiasmante, e di libertà se ne prendeva, eccome: l'esecuzione più vitale
che abbia mai sentito. Con forse più licenze di quante osasse Corea in K488.
In confronto gli estri e le bizze di Gulda, con tutto l'affetto, sembrano
decisamente datate.

dR :-))
Schillogeno
2005-08-06 22:54:01 UTC
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Post by Lop
devo scegliere fra l'integrale di Brendel e quello di
Baremboim.
Non c'è dubbio alcuno: Brendel!

Schillogeno
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"A composer is a guy who goes around forcing his will on
unsuspecting air molecules,often with the assistance of
unsuspecting musicians." Frank Zappa, 1940-1993.

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