Discussione:
Sul ruolo della musica contemporanea
(troppo vecchio per rispondere)
Andrea Trave
2004-01-14 23:22:37 UTC
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Stavo cercando informazioni sulla diatriba Salonen/Ligeti a cui aveva
accennato Roberto, e, come al solito, un link porta a un altro e poi a
un altro... E ho trovato un vecchio thread su rec.music.classical sulla
presenza di musica conetmporanea nelle stagioni sinfoniche (in
particolare, a Los Angeles). E` interessante leggersi un po' tutti i
messaggi (rilevanti) del thread, ma ho trovato estremamente interessante
questo

http://tinyurl.com/2vvjl

che riporta una lettera del compositore Stephen Hartke al LA Times.
Diamine, mi sembra cosi` brillante che la quoterei da cima a fondo nella
mia signature...

Ciao
Andrea
--
************
ANDREA TRAVE - http://civet.berkeley.edu/atrave/

"I often sing its tunes in the shower" [Esa-Pekka Salonen,
a proposito del Concerto per Piano di Schoenberg]
Roberto Avanzi
2004-01-15 12:32:40 UTC
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Andrea Trave wrote:

Il litigio tra Salonen e Ligeti risale all'incisione di alcuni pezzi
orchestrali (poi nonpubblicati). C'erano già state divergenze all'epoca
della produzione di Le Grande Macabre.
Ligeti interrompeva Salonen ogni tre secondi e correggeva in continuazione
le cose che diceva (non si può correggere Salonen dal punto di vista tecnico
perchè ha, o poco ci manca, il miglior orecchio e la migliore tecnica sul
mercato). Alla fine Salonen avrebbe perso la pazienza e avrebbe chiesto a
Ligeti di lasciarlo lavorare...
Questa storia la ho sentita da diverse fonti, anche vicine ai due.
Post by Andrea Trave
messaggi (rilevanti) del thread, ma ho trovato estremamente interessante
questo
http://tinyurl.com/2vvjl
che riporta una lettera del compositore Stephen Hartke al LA Times.
Diamine, mi sembra cosi` brillante che la quoterei da cima a fondo nella
mia signature...
Quello che dice Stephen Hartke è assolutamente vero e lo condivido
in pieno. Persino il paragrafo solo apparentemente estremamente dura

But we, not Beethoven and Brahms, are Mr. Trafton's
contemporaries. We share much more with him and everyone else alive
today, the same concerns, the same background noise from which the
music must emerge, so why will he not recognize that we may have
something to say that is even more relevant than what Tchaikovsky has
to offer? We composers do not write the music we do in order to be
mean. Rather we compose to share a personal musical vision with all our
contemporaries. Sometimes the work might be provocative or even
disturbing, but it is never the product of malice or disregard for the
audience.

è solo parzialmente vero perchè secondo me Hartke si è intenzionalmente
limitato. In generale la musica di oggi, quella nata veramente dalla
nostra storia e dalla nostra tradizione - quella veramente attuale e
che tiene conto del fatto che non siamo più nell'orticello del tal
barone, del tal conte o del tal arcivescovo, ma che viviamo in un mondo
molto ampio e connesso, nel bene e nel male - è quella che ha contenuti
veramente attuali. È più facile avvicinarsi ad uno Studio di Ligeti,
o in Vortex Temporum di Grisey o in Sinfonia di Berio, comprenderli e
ritrovarci l'uomo moderno, ritrovarci se stessi, con tutta la nostra
storia e la cultura che ci circonda, i nostri ritmi, i nostri suoni,
le nostre passioni e il nostro pensiero, che in tutto Bach, Beethoven,
Perotinus o Brahms. Non capire la musica, o un pezzo qualsiasi, è un
diritto, così come rifiutarsi di eseguirlo. Non sono crimini, ma se
proprio vogliamo fare una "scaletta" di supposte "colpe", è molto più
grave non osare eseguire (o non voler capire) un qualsiasi pezzo di oggi
che tutto ciò che il passato, non importa quanto grande, ci ha lasciato.
Semmai, la musica del passato dovrebbe esserci di *sussidio* a capire
in modo inevitabilmente parziale aspetti di noi stessi e della nostra
potenzialità di capire la musica tout court, piuttosto che un succedaneo
dell'"orribile" presente in cui viviamo. E se mostri sono (e non ci sono
solo mostri), molto meglio esorcizzarli che scappare. Il presente è
figlio del passato, e ciò che ci sta dietro può sempre pugnalarci alle
spalle. Il rifiuto della musica di oggi è il rifiuto di ciò che si è,
il rifiuto di crescere, di diventare adulti. I mezzi di riproduzione
ci hanno offerto una facile fuga. Ci vuole coraggio per non scappare,
e ci vuole onestà per rifiutare le paccotiglie che il passato imitano
riducendo l'arte ad una mera decorazione acustica.

E la roba me la passa il Negromante

ciao
Roberto
--
_/_/ Roberto Maria Avanzi (a.k.a. Mocenigo) <><
/_/ Institut fuer Experimentelle Mathematik / Universitaet Duisburg-Essen
_/ "When anger rises, think of the consequences." Confucius (551 BC - 479 BC)
/ "Stupidity has a certain charm -- ignorance does not." Frank Zappa
EquinoXe
2004-01-15 13:26:27 UTC
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Post by Roberto Avanzi
è solo parzialmente vero perchè secondo me Hartke si è
intenzionalmente limitato. In generale la musica di oggi, quella
nata veramente dalla nostra storia e dalla nostra tradizione - quella
veramente attuale e che tiene conto del fatto che non siamo più
nell'orticello del tal barone, del tal conte o del tal arcivescovo,
ma che viviamo in un mondo molto ampio e connesso, nel bene e nel
male - è quella che ha contenuti veramente attuali. È più facile
avvicinarsi ad uno Studio di Ligeti, o in Vortex Temporum di Grisey o
in Sinfonia di Berio, comprenderli e ritrovarci l'uomo moderno,
ritrovarci se stessi, con tutta la nostra storia e la cultura che ci
circonda, i nostri ritmi, i nostri suoni, le nostre passioni e il
nostro pensiero, che in tutto Bach, Beethoven, Perotinus o Brahms.
Condivido.

Nella musica del passato anche io ravviso un qualcosa di anacronistico, di
inattuale, un "gap" che me la rende sempre più lontana dal mio sentire
attuale, ed è forse per questo che ora mi interessa sempre meno. Non sono
molti gli autori che nonostate tutto ritengo essere dei veri e propri
"classici", svicolati cioé da una contingenza temporale/di pensiero e le cui
opere ancora oggi sono in grado di comunicare qualcosa di attuale all'uomo
moderno.

Potresti illustrarmi in due parole chi è Grisey?

A.
Roberto Avanzi
2004-01-15 14:26:36 UTC
Permalink
Post by EquinoXe
Condivido.
Nella musica del passato anche io ravviso un qualcosa di anacronistico, di
inattuale, un "gap" che me la rende sempre più lontana dal mio sentire
attuale, ed è forse per questo che ora mi interessa sempre meno.
Per me il problema è diverso.

Per entrare a fondo nella musica del passato, bisogna avvicinarsi
ad un codice espressivo che oggi nonè necessariamente parte del
nostro sentire. C'è chi crede nell'esistenza di archetipi, e che
questi siano, per così dire, hardwired nella natura umana: come
tali, questi sarebbero sempre afferrabili. Io credo invece in una
serie di codici, extra-musicali, non necessari ad un primo approccio,
ma necessari per approcci più approfonditi, e dei quali non si ha
necessariamente una consapevolezza attiva, ma che fanno parte di un
certo background culturale. Sono convinto che per poter afferrare
molta musica contemporanea, questi codici li abbiamo già, e se la
rifiutiamo in molti casi è solo per mancanza di abitudine.
La maggiore abitudine a certi stili un po' alla buona definiti
"classici" invece ce li rende più facilmente assimilabili ma ci
motiva meno ad una introspezione maggiore (parlo di introspezione
anche perchè si tratta di un rapporto con se stessi e della propria
sfera emotiva a seguito del contatto con tale musica), se non
addirittura ci spinge alla noia.
Post by EquinoXe
Potresti illustrarmi in due parole chi è Grisey?
Compositore francese che, in netta opposizione a certe tendenze
dello spettralismo, ha composto musica molto bella (e non priva di
una certa componente contemplativa, se non addirittura edonistica)
basata su elementi costruttivi di immediata percezione.

Ad esempio, ritmi "nuovi" al posto di quelli pulsati della musica
più tradizionale per ricavare tutte le cellule ritmiche, sono stati
derivati dal ritmo del cuore (operazione profondamente diversa da
quella di Mahler che il cuore lo simula con una ritmica ancora
pulsata - vedi incipit della nona sinfonia). Le armonie sono
ricavate dalle analisi al computer delle trasformazioni degli
spettri armonici di suoni a noi familiari, come il suono di un
clarinetto, non solo quando emette un suono singolo, ma anche
durante l'emissione di un multifonico (ormai questo suono fa parte
del "nostro" bagaglio - sia che ascoltiamo altra contemporanea che
jazz sperimentale) o di suoni di archi,o altri strumenti, profondamente
distorti (e chi non ha sentito un violino "grattare", ma anche una
chitarra elettrica con un distorsore applicato?).

Ho una tendenza ad apprezzare meglio musica con un chiaro percorso
armonico, ed è per questo che Grisey mi piace molto, così come Berio,
Lutoslawski e Ligeti.

Trovi unainteressante intervista a Gerard Grisey alla seguente
pagina
http://www.angelfire.com/music2/davidbundler/grisey.html

Ti consiglio vivamente di ascoltare Vortex Temporum, Talea, e il
ciclo di composizioni per ensemble cameristico, grande orchestra,
corni solisti "les espaces acoustiques".


ciao
Roberto
--
_/_/ Roberto Maria Avanzi (a.k.a. Mocenigo) <><
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_/ "When anger rises, think of the consequences." Confucius (551 BC - 479 BC)
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Giuseppe Sottotetti
2004-01-16 18:27:59 UTC
Permalink
Il Thu, 15 Jan 2004 15:26:36 +0100, Roberto Avanzi
Post by Roberto Avanzi
Io credo invece in una
serie di codici, extra-musicali, non necessari ad un primo approccio,
ma necessari per approcci più approfonditi, e dei quali non si ha
necessariamente una consapevolezza attiva, ma che fanno parte di un
certo background culturale. Sono convinto che per poter afferrare
molta musica contemporanea, questi codici li abbiamo già, e se la
rifiutiamo in molti casi è solo per mancanza di abitudine.
Direi soprattutto pigrizia: l'abitudine ha già decodificato la musica
del passato, percorriamo una strada che ormai conosciamo a memoria, in
cui non ci aspettano sorprese. La musica di oggi invece ci obbliga a
seguire il compositore su un cammino del tutto nuovo.
E' un po' la differenza che corre per me fra andare in macchina a
Milano e fare una tirata fino ad Essen: mentre nel primo caso posso
inserire il pilota automatico perchè conosco anche i paracarri nel
secondo debbo fare attenzione a tutte le indicazioni stradali e magari
fermarmi anche a chiedere informazioni. Certo che posseggo i "codici"
necessari per arrivare ad Essen, tutto sta però nel volerli usare.

Giuseppe Sottotetti

***@libero.it
Andrea Trave
2004-01-16 18:57:11 UTC
Permalink
Post by Giuseppe Sottotetti
Direi soprattutto pigrizia: l'abitudine ha già decodificato la musica
del passato, percorriamo una strada che ormai conosciamo a memoria, in
cui non ci aspettano sorprese. La musica di oggi invece ci obbliga a
seguire il compositore su un cammino del tutto nuovo.
E' un po' la differenza che corre per me fra andare in macchina a
Milano e fare una tirata fino ad Essen: mentre nel primo caso posso
inserire il pilota automatico perchè conosco anche i paracarri nel
secondo debbo fare attenzione a tutte le indicazioni stradali e magari
fermarmi anche a chiedere informazioni. Certo che posseggo i "codici"
necessari per arrivare ad Essen, tutto sta però nel volerli usare.
Diciamo che c'e` una difficolta` ben piu` rilevante tra andare a Milano
e andare a Essen: nel secondo caso ci si mette un giorno intero di
guida, mi sa. Sarebbe come proporre a qualcuno l'ascolto dell'intero
ciclo "Licht" di Stockhausen, dall'inizio al punto a cui e` arrivato
finora...

;-)

Ciao
Andrea
--
************
ANDREA TRAVE - http://civet.berkeley.edu/atrave/

"I often sing its tunes in the shower" [Esa-Pekka Salonen,
a proposito del Concerto per Piano di Schoenberg]
Tony György BanKche
2004-01-15 15:22:27 UTC
Permalink
Post by Andrea Trave
Stavo cercando informazioni sulla diatriba Salonen/Ligeti a cui aveva
accennato Roberto, e, come al solito, un link porta a un altro e poi a
un altro... E ho trovato un vecchio thread su rec.music.classical sulla
presenza di musica conetmporanea nelle stagioni sinfoniche (in
particolare, a Los Angeles). E` interessante leggersi un po' tutti i
messaggi (rilevanti) del thread, ma ho trovato estremamente interessante
questo
http://tinyurl.com/2vvjl
che riporta una lettera del compositore Stephen Hartke al LA Times.
Diamine, mi sembra cosi` brillante che la quoterei da cima a fondo nella
mia signature...
perchè non riporti tutto qui così non facciamo fatica ad andare a
cercarcelo: te ne sarei grato

Grazie e cià!

Tony György BanKche

"It was very hard to draw comparison between us and other bands, and record
companies never quite knew how to promote us. It wasn't quite rock and it
wasn't classical. We just did what we did. I think we were unique" - Ray
Shulman (Gentle Giant)

.oO°Oo.oO°Oo.oO°Oo.oO°Oo.oO°Oo.oO°Oo.oO°
http://groups.yahoo.com/group/GentleGiantItalia
http://www.theenid.com
http://www.stevereich.com
http://www.luiginono.it
free.it.banche ^_^
.oO°Oo.oO°Oo.oO°Oo.oO°Oo.oO°Oo.oO°Oo.oO°
Giuliano G
2004-01-22 08:53:18 UTC
Permalink
In article <bu6l6v$t8k$***@lacerta.tiscalinet.it>, Tony György BanKche
<***@nKche.iq> wrote:
[...]
Post by Tony György BanKche
Post by Andrea Trave
http://tinyurl.com/2vvjl
che riporta una lettera del compositore Stephen Hartke al LA Times.
Diamine, mi sembra cosi` brillante che la quoterei da cima a fondo nella
mia signature...
perchè non riporti tutto qui così non facciamo fatica ad andare a
cercarcelo: te ne sarei grato
vuoi scherzare? Quella thread è di 195 articoli! Se vai a quello URL
(che ti porta su Google Groups), poi puoi selezionare di veder tutta la
thread, se proprio vuoi..
Lo URL della thread è comunque questo:

http://groups.google.com/groups?dq=&hl=en&lr=&ie=UTF-8&c2coff=1&threadm=
7mduns%242te%241%40nnrp1.deja.com&rnum=177&prev=/groups%3Fq%3Dg:thl32854
01161d%26dq%3D%26hl%3Den%26lr%3D%26ie%3DUTF-8%26selm%3D7mduns%25242te%25
241%2540nnrp1.deja.com%26rnum%3D177

(che però verrà spezzato una volta che lo mando).

O forse volevi solo l'articolo di Hartke? Non mi pare una gran fatica
comunque selezionare lo (tiny)URL citato...

g
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l'email mi arriva. Al momento credo 13 vada bene.
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